
Vale per la politica.
Vale anche per i cetrioli.
Il Sognatore Lento
Il potere, quando è in difficoltà, non argomenta.
Alza il volume.
Non spiega, non chiarisce, non entra nel merito.
Ripete il nome, lo trasforma in slogan, lo svuota di senso e lo usa come clava.
Il linguaggio del potere non è fatto per convincere.
È fatto per occupare spazio.
Per coprire il silenzio delle risposte che mancano.
Così il dibattito pubblico diventa un banco di mercato:
chi grida di più sembra avere ragione,
chi parla piano viene scambiato per debole.
Non importa cosa si dice,
ma quante volte lo si dice.
Non importa il contenuto,
ma il rumore che fa.
E quando le parole smettono di servire a capire,
servono solo a dividere.
Il potere lo sa.
E continua a urlare.
Il Sognatore Lento
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