
Ci sono piatti che non chiedono eleganza.
Chiedono verità.
I tagnarelli non nascono per stupire.
Nascono per restare nel piatto,
per raccogliere il sugo,
per tenere insieme la terra e l’orto.
La farina che diventa pasta.
Il borlotto che sa di casa.
Il pomodorino che porta luce.
Il bastardone appena scottato che profuma di campo.
E sopra, il crusco — sottile, croccante, deciso.
È un piatto che non fa rumore.
Ma racconta un’estate intera.
Firmato, come sempre,
Il Sognatore Lento

🥣 Ingredienti (4 persone)
Per i tagnarelli
- 200 g di semola rimacinata
- 200 g di farina 0
- 200 ml di acqua
Per il sugo
- 1 cipolla
- 200 g di pomodorini spellati e senza semi
- 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva di qualità
- Basilico fresco
- Peperone crusco
- Peperoncino piccante
- Peperoni cornetto dolci (bastardoni)
- Fagioli borlotti già cotti
la ricetta è dello chef Strizzi Santino
🍞 Preparazione
I tagnarelli
Si uniscono le due farine.
Si versa l’acqua lentamente.
Si impasta per circa dieci minuti.
L’impasto deve diventare compatto, elastico, vivo.
Si forma una palla.
Si lascia riposare una ventina di minuti.
Si stende con il mattarello formando la pittila:
non troppo sottile,
non fragile.
Si ripiega più volte su se stessa
e si taglia come fettuccine,
ma leggermente più strette e un poco più spesse.
Devono avere struttura.
Devono sostenere il sugo.
Il sugo
In una padella ampia si scalda l’olio E.V.O.
Si soffriggono i bastardoni dolci per pochissimo tempo —
massimo un minuto totale, rigirandoli appena.
Devono ammorbidirsi senza perdere identità.
Si tolgono e si tengono da parte.
Nello stesso olio si aggiunge la cipolla tritata fine
insieme a metà del basilico.
Dopo cinque minuti si uniscono i pomodorini spellati e privati dei semi.
Si lasciano cuocere per altri cinque minuti.
Si aggiungono i borlotti già cotti.
Si lascia amalgamare almeno cinque minuti.
Il sugo deve restare morbido.
Non asciutto.
Accogliente.
L’unione
I tagnarelli cuociono in abbondante acqua salata.
Una volta pronti, si trasferiscono nel sugo
con un paio di mestoli della loro acqua di cottura.
Si manteca delicatamente.
Si aggiunge il restante basilico.
Peperoncino a piacere.
In ogni piatto si adagia un bastardone.
E sopra, un peperone crusco che scricchiola.
Il piatto deve avere suono.
👁 Esame organolettico
Vista
Rosso caldo del pomodorino,
crema chiara dei borlotti,
verde vivo del basilico,
rosso intenso del crusco.
La pasta è rustica, consistente, viva.
Olfatto
Profumo di olio buono,
nota dolce della cipolla,
sentore vegetale del peperone,
basilico fresco che apre il naso.
Gusto
Tendenza dolce marcata (farina, cipolla, borlotti).
Acidità leggera del pomodoro.
Untuosità moderata.
Succulenza delicata.
Persistenza aromatica vegetale con lieve piccantezza finale.
🍷 Profilo gustativo e abbinamento
Il piatto presenta:
- Tendenza dolce evidente
- Untuosità moderata
- Sapidità naturale contenuta
- Aromaticità vegetale
- Piccantezza lieve
Serve un vino con:
- Buona freschezza
- Sapidità viva
- Frutto netto
- Corpo equilibrato
👉 L’abbinamento naturale resta un Cerasuolo d’Abruzzo d’annata.
La sapidità bilancia la tendenza dolce.
La freschezza sostiene la succulenza.
Il frutto dialoga con il pomodoro.
L’alcol accompagna l’untuosità senza coprire.
È un incontro per concordanza di territorio,
ma per contrapposizione di struttura.
Questo non è un piatto da fotografare.
È un piatto da finire.
E quando restano solo le tracce del sugo nel piatto,
si capisce che la semplicità,
quando è vera,
non ha bisogno di altro. 🌙

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