
Bene i servizi. Bene la presenza dello Stato.
Ma un ATM non fa tornare i giovani.
Servono famiglie, lavoro e visione.
Altrimenti restiamo al taglio del nastro.
La cerimonia per i nuovi servizi digitali attivati da Poste Italiane nell’ambito del progetto POLIS è stata ordinata, partecipata, istituzionalmente impeccabile. A Montelapiano — il Comune meno popoloso del Mezzogiorno — si è parlato di innovazione, prossimità, attenzione ai piccoli centri.
È giusto riconoscerlo: per chi resta, uno sportello ATM e servizi digitali accessibili significano comodità, dignità amministrativa, meno chilometri da percorrere.
Ma il punto non è questo.
Il punto è: cosa cambia nella traiettoria demografica di un borgo come Montelapiano?
Il nodo che evitiamo: la scala non regge più
I piccoli comuni montani soffrono di un problema strutturale: non hanno più massa critica.
Popolazione anziana.
Pochi contribuenti attivi.
Costi fissi amministrativi invariati.
Strutture politiche identiche a quelle di realtà molto più grandi.
Ogni comune, anche con poche decine di abitanti, deve comunque sostenere:
- un sindaco
- una giunta
- un consiglio
- un segretario
- responsabili di servizio
- gestione del bilancio
- adempimenti normativi continui
È sostenibile nel lungo periodo?
La verità, detta senza offesa per nessuno, è che molti di questi enti non sono più sostenibili come realtà autonome.
La proposta impopolare ma necessaria: le fusioni
Non le unioni simboliche.
Non le convenzioni parziali.
Non le sigle.
Fusioni vere.
Un unico ente per più comuni contigui.
Un solo bilancio.
Una sola struttura amministrativa.
Un solo apparato politico.
Questo significherebbe:
- riduzione concreta dei costi di funzionamento
- maggiore capacità progettuale
- più peso nei bandi regionali e nazionali
- uffici più strutturati e meno frammentati
- minore dispersione di risorse
Il risparmio per lo Stato sarebbe tangibile.
Non simbolico.
Non comunicativo.
E le risorse liberate potrebbero essere reinvestite in ciò che davvero incide sulla vita dei territori:
- incentivi fiscali per chi si trasferisce
- sostegno alle imprese locali
- servizi scolastici condivisi
- politiche abitative serie
Il resto rischia di essere propaganda
Non è una critica personale.
Non è una polemica contro chi era presente alla cerimonia.
Ma dobbiamo essere onesti:
Se non affrontiamo il tema della riorganizzazione istituzionale, ogni inaugurazione rischia di diventare una fotografia senza futuro.
Un ATM è un servizio.
Una fusione è una strategia.
Un taglio del nastro è un evento.
Una riforma strutturale è una svolta.
La dignità dei borghi non è nella moltiplicazione delle poltrone
Difendere l’identità di un paese non significa difendere la sua micro-struttura amministrativa.
L’identità è:
- nella memoria
- nelle tradizioni
- nelle feste
- nei cimiteri
- nelle case di pietra
- nei cognomi che si ripetono
Non nel numero dei consiglieri comunali.
Un territorio può mantenere il proprio nome, la propria storia e la propria anima anche all’interno di un ente più grande e più forte.
La vera vicinanza dello Stato
La vicinanza dello Stato non si misura soltanto con la presenza alle cerimonie.
Si misura con:
- il coraggio delle riforme
- la semplificazione reale
- la riduzione della burocrazia
- politiche fiscali speciali per le aree interne
- una revisione profonda del Testo Unico degli Enti Locali
Se davvero si parla di riforme in arrivo, questa è l’occasione.
Non per moltiplicare annunci.
Ma per ridisegnare la mappa amministrativa italiana.
La scelta davanti a noi
Possiamo continuare con:
- piccoli interventi
- inaugurazioni
- comunicati stampa
Oppure possiamo affrontare la questione centrale:
Un Comune di poche decine di abitanti può reggere, da solo, il peso della macchina amministrativa moderna?
Se la risposta è no, allora il coraggio politico sta nel dirlo.
Con rispetto.
Con lucidità.
Senza nostalgie.
Perché altrimenti, tra dieci anni,
avremo ancora un ATM funzionante.
Ma nessuno che lo usi.
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