La campagna è finita. E adesso?

Vincitori e vinti… ma di che cosa?

La campagna è finita.

Finalmente.

Per settimane abbiamo assistito a un bombardamento continuo:
parole, slogan, certezze urlate come verità assolute.

Il “SÌ” che salvava il futuro.
Il “NO” che difendeva la democrazia.

Tutti convinti.
Tutti sicuri.
Tutti — improvvisamente — esperti.

Costituzionalisti.
Economisti.
Strategi politici.
Persino storici.

Bastava un post, un talk show, o una diretta improvvisata per diventarlo.

Poi arriva lunedì.

E lunedì, inevitabilmente, ci saranno i vincitori.
E ci saranno i vinti.

Ma la domanda vera è un’altra:

vincitori e vinti… di che cosa?


La vittoria delle parole, la sconfitta dei contenuti

Se c’è qualcosa che questa campagna ci lascia,
non è una maggiore consapevolezza.

È una maggiore confusione.

Si è parlato tanto.
Si è spiegato poco.

Si è semplificato tutto.
Troppo.

Riducendo temi complessi a slogan da bar,
a frasi buone per raccogliere applausi,
non per costruire comprensione.

E così, mentre si discuteva di tutto,
si capiva sempre meno.


La politica come tifo

Il problema non è aver votato SÌ o NO.

Il problema è come ci si è arrivati.

Non attraverso un percorso di conoscenza,
ma attraverso appartenenza.

Come allo stadio.

Con la differenza che qui non si gioca una partita.
Si decide qualcosa che riguarda tutti.

Eppure il livello è stato quello:
curve contrapposte,
cori,
etichette,
semplificazioni.

Chi non era d’accordo, era automaticamente “contro”.
Contro tutto.
Contro tutti.


Esperti a tempo determinato

La cosa più sorprendente?

La velocità.

In poche settimane,
un Paese intero si è trasformato
in una comunità di esperti.

Costituzionalisti improvvisati.
Analisti geopolitici da salotto.
Professori di diritto su Facebook.

Poi, da martedì,
torneremo tutti a fare altro.

Come se niente fosse.


E allora, chi ha vinto davvero?

Forse qualcuno vincerà nei numeri.

Ma a perdere,
ancora una volta,
è il modo in cui affrontiamo le cose serie.

Perché quando tutto diventa tifo,
quando tutto diventa slogan,
quando tutto diventa schieramento…

perde il pensiero.


Una domanda che resta

Lunedì leggeremo percentuali,
affermazioni,
dichiarazioni di vittoria.

Ma la domanda resta lì,
semplice e scomoda:

abbiamo davvero capito per cosa abbiamo votato?

Oppure abbiamo solo scelto da che parte stare?

“Le poltrone restano occupate.
E il vuoto, come sempre, resta agli altri.”


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