
Non è il fuoco che impressiona.
È ciò che resta quando il fuoco ha smesso di farsi notare.
Le braci stanno lì, rosse sotto la cenere.
Non fanno fiamma, non cercano scena.
Eppure continuano a scaldare, a lavorare, a trasformare.
Se ti avvicini senti che qualcosa sta succedendo.
Non vedi ancora nulla, ma l’odore lo dice prima degli occhi.
Non è fumo: è promessa.
Su quelle braci non c’è fretta.
Qualcosa cuoce piano, coperto, protetto, lasciato al tempo giusto.
Forse carne avvolta nella carta,
forse verdure sotto la cenere,
forse pane che aspetta solo l’ultimo calore.
Non importa cosa sia.
Importa come.
È una cottura da domenica.
Di quelle che non iniziano a tavola,
ma molto prima.
Quando si decide di rallentare.
Di aspettare.
Di fidarsi.
Intorno le voci sono basse.
Qualcuno sistema il tavolo.
Qualcuno controlla le braci senza toccarle,
come si fa con le cose che funzionano da sole
se le rispetti.
La domenica è tutta lì.
In ciò che non si vede ancora,
ma sai che arriverà.
Nel silenzio che scalda.
Nel tempo che passa bene.
Quando la cenere verrà spostata piano
e ciò che cuoce si mostrerà,
non ci sarà sorpresa.
Solo conferma.
Perché le cose buone
non hanno bisogno di rumore.
Devono solo restare accese abbastanza a lungo
da arrivare a tavola
quando sono pronte.

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