
3A – La soglia della Côte de Nuits
La porta nord della Côte de Nuits non si apre con un clamore.
Si apre con discrezione.
Marsannay-la-Côte, insieme ai villaggi di Couchey e Chenôve, forma l’Appellation Marsannay: il punto in cui la Borgogna inizia a diventare Borgogna nel senso pieno del termine. Siamo a pochi chilometri da Digione, dove la città finisce e la collina comincia quasi senza avvertire.
Non è ancora il regno dei Grand Cru.
Non è ancora il territorio delle etichette leggendarie.
È la soglia.
E come tutte le soglie, insegna prima di celebrare.
Il Comune: geografia concreta, carattere diretto
Marsannay guarda a est verso la pianura della Saône e si appoggia a ovest sulle prime pieghe calcaree della Côte.
I suoli alternano:
- calcare duro
- marne più compatte
- argille con presenza di ferro
Il risultato?
Pinot Noir più lineare, più diretto, meno costruito sull’aura e più sulla sostanza.
Qui il vino non gioca a fare il misterioso.
È franco. È leggibile. È onesto.
Accanto al Pinot Noir troviamo anche Chardonnay e una particolarità rara in Côte de Nuits:
👉 Marsannay è l’unica AOC della zona autorizzata ufficialmente a produrre rosé.
Il rosé non è un esercizio estetico.
È identità storica.
Un rosé gastronomico, teso, minerale, più vicino al vino che alla moda.
Lo stile: meno mito, più territorio
Se salendo verso Gevrey trovi struttura e profondità scura,
a Marsannay trovi:
- frutto rosso più netto
- acidità viva
- tannino presente ma non imponente
- finale sapido
Non è un vino da collezione ossessiva.
È un vino da tavola vera.
E proprio per questo è fondamentale:
insegna che la Borgogna non nasce aristocratica.
Diventa aristocratica salendo.
I climat più importanti
Anche senza Grand Cru, Marsannay possiede Premier Cru di grande personalità. Tra i più noti:
Les Longeroies – Eleganza e precisione a Marsannay
Les Longeroies si trova al confine con Chenôve ed è suddiviso in due parti, “Bas” e “Haut”, che corrispondono rispettivamente alla porzione più bassa e a quella più alta del vigneto. È considerato uno dei cru più raffinati dell’intera denominazione di Marsannay.
Il suo profilo è definito soprattutto dall’eleganza e dalla qualità della tessitura tannica. I tannini sono fini, setosi, mai aggressivi. Non si tratta di un vino muscolare o imponente, come può esserlo il Clos du Roy, ma di un’espressione più equilibrata e composta.
Al naso emergono con chiarezza piccoli frutti rossi — fragolina e lampone in particolare — accompagnati da note floreali delicate. L’insieme è preciso, lineare, senza eccessi.
Con l’affinamento in bottiglia dimostra una notevole capacità evolutiva. Col passare degli anni sviluppa aromi di sottobosco e leggere spezie dolci, mantenendo equilibrio e finezza.
Les Longeroies rappresenta dunque una delle interpretazioni più eleganti di Marsannay: meno potente, ma più sottile e armonica.
Clos du Roy – La struttura storica di Marsannay
Clos du Roy è storicamente considerato il cru più importante di Marsannay, spesso definito il “Grand Cru di fatto” della denominazione. Si trova nel comune di Chenôve, il più settentrionale dell’area, e il suo nome deriva dall’antica appartenenza ai Duchi di Borgogna e, successivamente, ai Re di Francia.
Questo dato storico non è un dettaglio decorativo: racconta il valore riconosciuto a queste parcelle già nei secoli passati.
Dal punto di vista stilistico, Clos du Roy rappresenta l’espressione più potente e strutturata di Marsannay. I vini sono generalmente più densi, con colore più intenso rispetto ad altri climat della zona. Il profilo aromatico privilegia la ciliegia nera e un frutto più scuro, accompagnato da una componente minerale che tende a emergere con maggiore chiarezza dopo alcuni anni di affinamento.
È un vino costruito sulla struttura più che sulla leggerezza.
Non punta sulla delicatezza estrema, ma su solidità e profondità.
Proprio per questa combinazione di densità, tenuta nel tempo e carattere deciso, Clos du Roy viene spesso accostato ai vini di Gevrey-Chambertin, in particolare per la sua maggiore “mascolinità” e per la capacità di evolvere con longevità.
All’interno di Marsannay, Clos du Roy rappresenta quindi il vertice strutturale: il climat dove la denominazione mostra la sua faccia più compatta e ambiziosa.
Les Grasses Têtes – La materia che resta equilibrata
Il nome Les Grasses Têtes, letteralmente “teste grasse”, richiama la natura del suolo: una combinazione di calcare e marna argillosa capace di trattenere bene l’umidità. È proprio questa ricchezza del terreno a definire l’identità del climat.
Rispetto ad altri vigneti di Marsannay, qui il vino tende a esprimere maggiore pienezza. Il profilo è più carnoso, più generoso, con una materia che si percepisce immediatamente nel bicchiere.
Se Les Longeroies gioca sulla finezza e sulla tessitura, Les Grasses Têtes si distingue per una presenza più marcata. Il frutto vira verso tonalità più scure — mora, mirtillo — e la bocca appare più rotonda, più avvolgente.

Nonostante questa maggiore ricchezza, il vino non perde equilibrio. La spina dorsale acida resta ben definita e garantisce freschezza e tenuta nel tempo. È proprio questa tensione interna tra pienezza e freschezza a renderlo interessante: un vino strutturato, ma non pesante.
All’interno di Marsannay, Les Grasses Têtes rappresenta quindi la versione più materica e generosa della denominazione, senza rinunciare alla precisione che caratterizza la Côte de Nuits.
Les Favières – Energia e mineralità a Marsannay
Les Favières si trova immediatamente accanto a Les Grasses Têtes e condivide con quest’ultimo una struttura importante. Tuttavia, la sua identità è distinta, legata alla presenza di suoli più pietrosi e con una maggiore componente ferrosa.
Questa differenza pedologica si riflette chiaramente nel vino.
Se Les Grasses Têtes privilegia una maggiore rotondità e generosità, Les Favières si esprime con maggiore tensione. È spesso descritto come “racy”, ovvero scattante, dinamico, con una linea gustativa più affilata. La componente minerale è più evidente e conferisce al vino un profilo più verticale.
I tannini sono fini ma ben presenti, mai aggressivi, e sostengono una struttura solida. La persistenza aromatica è notevole: il frutto resta definito, e con l’affinamento in legno possono emergere note di spezie come cannella e vaniglia, sempre integrate e mai invasive quando il lavoro in cantina è misurato.
Les Favières rappresenta così una delle espressioni più energiche di Marsannay: un vino che combina struttura e slancio, materia e tensione, mantenendo coerenza con lo stile della Côte de Nuits.
En Montre-Cul – La pendenza che racconta Digione
Il nome En Montre-Cul è tra i più curiosi della Borgogna. Letteralmente significa “mostra il sedere”, un riferimento diretto alla forte pendenza del vigneto: chi lavorava nella parte alta della collina risultava inevitabilmente esposto alla vista di chi si trovava più in basso.
Il climat si trova tra Digione e Chenôve e appartiene storicamente alla fascia più settentrionale della Côte. In passato era considerato tra i vigneti migliori dell’area di Digione, prima che il baricentro mediatico della Borgogna si spostasse più a sud.
Dal punto di vista stilistico, En Montre-Cul produce vini profumati, freschi e particolarmente succosi. Il frutto è nitido, croccante, con una componente aromatica immediata che privilegia la vivacità più che la densità.
Non è un vino costruito sulla potenza, ma sulla freschezza e sull’equilibrio.
Dal punto di vista amministrativo, il vigneto può rientrare sotto la denominazione regionale Bourgogne Le Chapitre o Montrecul. Tuttavia, quando interpretato dai produttori più attenti, viene vinificato con la stessa cura riservata ai climat più celebrati, mettendo in evidenza la sua identità storica e la sua qualità intrinseca.
En Montre-Cul rappresenta così un tassello importante per comprendere la zona di Digione: meno mitizzata, ma fondamentale per capire le origini settentrionali della Côte de Nuits.
Sono parcelle che mostrano una sorprendente capacità di evoluzione nel tempo, soprattutto nelle versioni più serie e meno estrattive.
Le cantine più blasonate
Marsannay non è territorio di gigantismi mediatici, ma di produttori che hanno costruito reputazione con coerenza.
Domaine Bruno Clair – Marsannay di classe

Tra i produttori che hanno contribuito a ridefinire l’identità contemporanea di Marsannay spicca il Domaine Bruno Clair, interprete rigoroso e coerente del Pinot Noir del nord della Côte de Nuits.
👉 Per un approfondimento completo sul Domaine e le sue etichette più rappresentative, leggi l’articolo dedicato:
🔹Domaine Sylvain Pataille

Tra le voci più originali della denominazione emerge Sylvain Pataille, interprete radicale del suolo e figura centrale nella rivalutazione contemporanea di Marsannay.
👉 Approfondimento dedicato demaine Sylvain Pataille
🔹 Domaine Trapet (parcelle a Marsannay)

Tra le presenze più autorevoli della denominazione figurano anche le parcelle
di Domaine Trapet, dove Jean-Louis Trapet applica la stessa sensibilità biodinamica dei Grand Cru di Gevrey a un territorio spesso sottovalutato.
👉 Approfondimento Domaine Trapet
🔹 Domaine René Bouvier
La precisione che racconta il terroir

Tra i produttori che interpretano Marsannay con rigore emerge anche Domaine René Bouvier, lettura precisa e territoriale del Pinot Noir, capace di valorizzare climat come Les Longeroies e Clos du Roy senza forzature stilistiche.
👉 Approfondimento domaine Renè Bouvier
altre cantine di riferimento a Marsannay-la-Côte:
Domaine Pierre Naigeon
Domaine Jean Fournier
Domaine Charles Audoin
Château de Marsannay
Domaine Collotte
Domaine Philippe Charlopin
Domaine Bart
Domaine Hugues Pavelot
Perché Marsannay è fondamentale
Perché è l’inizio.
Se inizi direttamente da Vosne, ti perdi la scala.
Se inizi da Marsannay, capisci la salita.
Qui impari che:
- il Pinot Noir non deve per forza essere misterioso
- la finezza nasce dalla semplicità ben fatta
- la Borgogna è prima lavoro, poi leggenda
Marsannay non è il trono.
È la porta.
E ogni grande regno ha bisogno di una porta solida per non crollare sotto il peso del mito.
La grandezza della Côte de Nuits comincia qui.
Approfondimento della storia di Marsannay:


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